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domenica 26 febbraio 2017

Lettera aperta al ministro delle Finanze Jeroen Dijsselbloem e alla Camera Bassa

[Di seguito trovate una lettera indirizzata dal ricercatore indipendente André ten Dam al Ministro delle Finanze olandese Jeroen Dijsselbloem, lettera già citata nel post precedente. La lettera è stata pubblicata da FTM, sito olandese di giornalismo indipendente].


In una lettera aperta al ministro Jeroen Dijsselbloem e ai deputati della Camera Bassa, il ricercatore sull'euro André ten Dam chiede di ripensare alla negata inchiesta parlamentare sull'adozione dell'euro. 

Spettabile signor Dijsselbloem, spettabili signore e signori della Camera Bassa,

Mercoledì 1° febbraio sedevo, in qualità di ricercatore indipendente sull'euro, nella tribuna pubblica durante il dibattito tenutosi alla Camera su un'iniziativa civile per un'inchiesta parlamentare sull'adozione dell'euro. Ho seguito il dibattito con interesse e, di tanto in tanto, con stupore.

La crisi dell'euro

Con la crisi greca del 2010, l'euro è entrato in uno stato di coma permanente.  Da allora, l'euro viene artificialmente tenuto in vita attraverso svariati e costosi fondi di emergenza, nonché grazie a una folle politica di tassi di interesse e di cambio voluta dalla BCE, politica estremamente dannosa per i Paesi Bassi.

Com'è ormai noto, la causa delle disgrazie della moneta unica è da ricercare nel fatto che le economie dei paesi membri sono troppo diverse per poter formare un'unione monetaria di successo e condividere un'unica valuta. L'impossibilità di adattare i propri tassi di cambio e di interesse a causa della politica one-size-fits-all/none dell'Euro Patto soffoca tutti i paesi della zona euro.
Tale situazione ha causato, sin dallo scoppio della crisi dell'euro del 2010, innumerevoli danni economici, finanziari, sociali, umanitari e politici.

Da qualsiasi punto di vista la si guardi, la convergenza economica tra le varie economie non si verificherà in un futuro prossimo venturo. E tuttavia da sette anni chiudiamo gli occhi e ci illudiamo, vittime di wishful thinking, mentre la moneta unica continua a cavarsela a fatica. 

Come ha dichiarato il ministro delle Finanze Dijsselbloem durante il dibattito alla Camera di mercoledì, l'Eurogruppo e la Troika stanno ancora una volta tentando di combattere la crisi dell'euro. 

Secondo lui [Dijsselbloem, ndt] la politica della Troika implementata dal 2010 funziona bene e ha ridotto le differenze (ovvero gli squilibri macroeconomici) tra i paesi della zona euro. Non esiste nessun "Piano B", perché il "Piano B" coincide col "Piano A", secondo il presidente dell'Eurogruppo. 

Desidero invece dimostrare, come provano anche recenti esempi della nostra storia monetaria, che i paesi in crisi, come ad esempio i paesi del sud Europa in difficoltà da ormai 10 anni, possono, in circa 2 anni e con il giusto approccio, tornare a camminare sulle proprie gambe. Un tale approccio implicherebbe, in breve:

– il riallineamento del tasso di cambio di tali paesi ad un livello equilibrato rispetto alla situazione internazionale;
– la conduzione di una politica dei tassi di interesse adeguata all'economia nazionale di tali paesi e, 
– nel caso sia necessario, uno sconto sul debito sovrano per portare il debito a un livello sostenibile. 

In questa fase di recupero si potrebbe ricorrere ad un sostegno pubblico e politico molto forte, per poter anche attuare le riforme eventualmente necessarie. 

Vorrei anche evidenziare che il mese scorso il Presidente della banca centrale Klaas Knot ha dichiarato che le differenze economiche tra i paesi della zona euro non sono affatto diminuite, come sostiene invece il signor Dijsselbloem, bensì aumentate.

E siamo onesti: dopo che uno dei più grandi sostenitori dell'euro, Joseph Stiglitz, ha gettato la spugna, non è rimasto praticamente più nessuno al mondo a dichiarare che l'euro è stata una buona idea e che dobbiamo quindi continuare su questa strada.

Visto quanto espresso finora, secondo molti sarebbe una buona idea se il signor Dijsselbloem e il suo Eurogruppo mettessero fine all'attuale politica del "finché va, va" dell'euro. Il momento di focalizzarsi sulle alternative è giunto da un bel pezzo. 

The Matheo Solution (TMS)

Una delle alternative si chiama The Matheo Solution [che d'ora in avanti chiameremo sistema TMS, ndt], che il sottoscritto ha già presentato e illustrato nel 2010. In quanto partecipe al dibattito parlamentare, anche il signor Dijsselbloem dovrebbe averne sentito parlare.

Durante il dibattito alla Camera il signor Dijsselbloem ha infatti risposto a una domanda del signor Joram van Klaveren su un concetto chiave del sistema TMS. Il signor Dijsselbloem ha risposto che il sistema TMS sarebbe paragonabile al sistema di cambio in vigore prima dell'adozione dell'euro, dunque vulnerabile a potenziali speculazioni sulla valuta.

Ma il signor Dijsselbloem e i suoi officiali non hanno ancora ben capito questa soluzione. Infatti, dal momento che nel sistema TMS l'euro resterebbe l'unica valuta per tutti i paesi dell'eurozona, una speculazione sulla valuta sarebbe esclusa per definizione. 

Su richiesta di svariati parlamentari di diversa estrazione politica ho illustrato il sistema TMS. Già sette anni fa spiegavo che la speculazione sulla valuta – basti pensare a George Soros e la sterlina – costituiva il tallone d'Achille del sistema di cambio europeo in vigore prima dell'adozione dell'euro. Per questo motivo ho inserito nel sistema TMS una struttura per cui l'euro sarebbe e resterebbe l'unica valuta per tutti i paesi della zona euro. Il necessario meccanismo di cambio verrebbe ricostituito attraverso l'introduzione di unità di conto nazionali. Queste nuove unità di conto costituirebbero allo stesso tempo la base per l'attuazione delle diverse e necessarie politiche di interesse nazionale. 

L'aspetto migliore è che tutti gli schieramenti politici, sia quanti sono a favore del mantenimento dell'euro, sia quanti sostengono che sia invece il caso di tornare alle valute nazionali, troverebbero una risposta adeguata al proprio pensiero nel sistema TMS. 

Ma il sistema TMS è molto più di un semplice, innovativo concetto chiave. Prevede un piano articolato in 10 punti dove tutti gli aspetti della crisi dell'euro, che molti danno per scontati dal 2010, vengono analizzati e presi in considerazione. Costituisce, di fatto, la base per un "Maastricht 2.0". 

Se il sistema TMS fosse stato adottato, la crisi dell'eurozona sarebbe stata risolta da tempo. Ci saremmo risparmiati molte delle attuali miserie. 

Va da sé che amerei illustrare quanto sopra ancora una volta al signor Dijsselbloem e ai membri dell'Eurogruppo. 

Un'inchiesta parlamentare sull'adozione dell'euro

Poi c'è stata l'iniziativa pubblica per il lancio di un'inchiesta parlamentare sull'euro. 

Innanzitutto, è un peccato che uno dei tre promotori dell'iniziativa, Forum voor Democratie (FvD), sia nel frattempo divenuto un partito politico che parteciperà anche alle prossime elezioni della Camera Bassa del 15 marzo. Ma ciò non significa che la Camera Bassa non debba prendere in considerazione questa iniziativa pubblica o giudicarla. Questa iniziativa non deve essere sfruttata nel dibattito politico prima delle elezioni, come un certo numero di parlamentari ha pensato di fare durante il dibattito parlamentare. 

Da un punto di vista dei contenuti, si potrebbe sostenere che un'inchiesta parlamentare sull'introduzione dell'euro sia più o meno desiderabile, se non inutile. Il governo ha ragione quando sostiene che sull'adozione dell'euro e sul tragitto parlamentare che ci ha portato a questa adozione vi sia molto di noto e di facilmente reperibile. Lo si chiarisce anche in una dichiarazione firmata dal signor Dijsselbloem.

Se i politici al tempo coinvolti (sia quanti allora governavano, sia quanti vigilavano) fossero consapevoli di cosa comportasse una politica valutaria europea del tipo one-size-fits-all è tutt'altra questione. Il recentemente scomparso presidente della banca centrale olandese, André Szász, fu coinvolto a livello governativo nell'approvazione del Trattato di Maastricht e a suo parere molti politici non avevano la minima idea [di cosa stessero facendo, ndt].

Questo dato, sommato alla misera iniziata nel 2010 e ancora in corso, costituirebbe un motivo più che valido per procedere con un'inchiesta parlamentare sull'introduzione dell'euro. 

Per di più, lo stesso ministro Dijsselbloem, secondo il NRC, ha fatto sapere durante un dibattito alla Camera che per lui un'inchiesta parlamentare sull'adozione dell'euro andrebbe benissimo: in questo modo, almeno, si farebbe finalmente chiarezza. Ed è vero. 

Il caso della perdita del cambio

Ma non è tutto. 

C'è un aspetto specifico nella faccenda che più che giustifica un'iniziativa civile per un'inchiesta parlamentare sull'euro. Ed è la sostituzione del fiorino olandese con l'euro, il cosiddetto caso della perdita del cambio [Wisselverlieszaak, ndt]. La questione centrale, qui, sta nell'errato tasso di cambio fissato tra euro e fiorino olandese, e le disastrose conseguenze che tale errore ha avuto. Su richiesta dell'iniziativa civile, ho anche scritto qualcosa in proposito.

[...]

Come ho spiegato nel mio contributo all'iniziativa civile, il danno per gli olandesi derivante dall'aver stabilito un errato tasso di cambio (la "perdita del cambio") è di natura strutturale, e nel 2016 tale danno è arrivato ad ammontare a circa 975 miliardi di €, più del doppio del nostro debito pubblico. Non sono quisquilie e direi che costituiscono una ragione più che sufficiente per tenere un'inchiesta parlamentare.

Un argomento delicato? Sicuramente, ma il cittadino olandese ha il diritto di sapere, dopo tutti questi anni, cosa sia esattamente accaduto e perché. 

Che ci debba essere una ricerca parlamentare approfondita sul caso della perdita del cambio è evidente, e lo sostenevo già anni fa. Per un'adeguata ricerca della verità, un'inchiesta parlamentare sarebbe lo strumento giusto. E non dovremmo attendere oltre. 

A mio modesto parere ciascun parlamentare diligente, che nutra rispetto per sé stesso, dovrebbe, in quanto rappresentante di un potere di vigilanza, giungere ad una conclusione non dissimile dalla mia. 

Faccio dunque un appello a tutti i membri dei partiti Pvda, CDA, D66 e VVD (e probabilmente anche Groenlinks) affinché ripensino il loro rifiuto alla proposta civile per un'inchiesta parlamentare sull'adozione dell'euro. 

Cordiali saluti,
André ten Dam
Ricercatore indipendente sull'euro

www.TheMatheoSolution.eu

3 commenti:

  1. Complimenti per il blog, Giulia! Davvero utile per ampliare la "prospettiva". Alessandro.

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    1. Ero stupito, una ventenne italiana che si interessa di sti temi! Poi ho capito, è mezza olandese.

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  2. un bellissimo blog! Soprattutto una informazione corretta e completa grazie.

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