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lunedì 8 maggio 2017

Draghi: la sfinge astuta che tiene in piedi l'euro

Per essere un italiano, il presidente della banca centrale è un uomo riservato.
La sua abilità politica suscita risentimento e ammirazione. 

di Mark Beunderman

[l'articolo originale è apparso sul quotidiano olandese NRC il 7 maggio 2017]

Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea.
Foto di Denis Balibouse / Reuters 

L'anno scorso, dopo un incontro a porte chiuse con i parlamentari tedeschi a Berlino, Mario Draghi si era presentato alla stampa nel suo atteggiamento più caratteristico: calmo. Aveva scelto accuratamente le parole da utilizzare. L'incontro era stato "molto soddisfacente", secondo il presidente della Banca Centrale Europea. Che aveva espresso il suo "apprezzamento" per il "rispetto" mostrato dal Bundestag per l'indipendenza dell'istituzione che presiede. 

Questo subito dopo che il parlamentare Gunther Krichbaum, che era al suo fianco, aveva menzionato alla stampa una serie di critiche a Draghi. I risparmiatori soffrono a causa dei bassi tassi di interesse stabiliti dalla BCE, ad esempio. E le centinaia di miliardi di euro che la BCE acquista in titoli di stato costituiscono un programma di aiuti travestito per i paesi deboli dell'eurozona.

Qui entra in azione il Mario Draghi politico. In seguito a un confronto nella tana del leone – il Bundestag tedesco, che della sua politica avrebbe ben poco bisogno – l'italiano è uscito allo scoperto, mostrando chi comanda. 

Mario Draghi dirige la banca centrale a Francoforte da cinque anni e mezzo, il suo mandato scadrà a fine 2019. La direzione Draghi lascerà segni profondi sull'unione monetaria. Sotto i suoi predecessori, Wim Duisenberg e Jean-Claude Trichet, la ricerca di consenso era la norma all'interno del comitato direttivo della BCE, all'insegna della prudenza e della modestia. Sotto Draghi, la BCE è diventata una sorta di Fed europea: una banca centrale che, come la sua controparte statunitense, crea denaro in massa per arginare la crisi. E dove spesso si decide a maggioranza, talvolta contro l'opinione tedesca e olandese.

Draghi (69 anni), ha già realizzato l'ambizione della sua vita. Melvyn Krauss, professore emerito di Economia alla New York University, sentì parlare di lui negli anni settanta, quando il ventenne Draghi conseguì un dottorato al prestigioso Massachusets Institute of Technology. Krauss ricorda di aver sentito dire a un economista finlandese: "Mario Draghi, ecco il futuro presidente d'Europa". Krauss ebbe poi modo di conoscere Draghi personalmente, e lo descrive come un uomo "molto intelligente". Al MIT, Draghi ricevette il suo dottorato da una commissione di cinque premi Nobel ed ebbe come relatore l'attuale vicepresidente della Fed, Stanley Fischer. 

In seguito alla sua esperienza al MIT Draghi tornò in Italia. Al vertice della BCE siede un economista di formazione anglosassone con una vasta rete di conoscenze internazionali. Le sue esperienze alla Banca Mondiale (1984-1990) e presso la banca d'affari Goldman Sachs (2002-2005) hanno contribuito a rafforzarne ulteriormente il profilo.

Un'eredità evaporata


Draghi non è però solo un freddo economista: è anche un intellettuale, una personalità che, attraverso discorsi dal carattere talvolta espressamente politico, rivela un appassionato appoggio al progetto europeo. Nel tempo libero legge molto: letteratura e saggistica in inglese, francese e italiano. Mantiene anche uno stretto legame con l'Italia. Trascorre regolarmente i suoi week-end a Roma, la città dov'è nato nel 1947. Ha conosciuto sua moglie Serena al tempo degli studi. La coppia ha due figli. 

Draghi proviene da una classe sociale medio-alta. Suo padre era funzionario alla Banca d'Italia, sua madre farmacista. Ha conosciuto grandi responsabilità molto presto, all'età di 15 anni, quando entrambi i genitori morirono. In quanto primogenito di tre figli dovette subito gestire e amministrare la famiglia, come ha dichiarato nel corso di un'intervista al settimanale tedesco Die Zeit. Non ebbe accesso all'eredità dei genitori: un suo tutore la investì in obbligazioni, fino a quando il fratello più piccolo non fosse divenuto maggiorenne. Quando Draghi fece ritorno nel 1975 dagli Stati Uniti, l'eredità era evaporata – a causa dell'inflazione. Non sono il genere d'italiano che trova accettabile un po' d'inflazione, è il messaggio che lascia trapelare nell'intervista. 

Venendo ad aspetti più personali, Draghi è il genere di persona che raramente si complimenta, anche con le persone che lavorano con lui. Il presidente della BCE è conosciuto come un uomo riservato se paragonato al gioviale Duisenberg e all'emotivo Trichet. "Da questo punto di vista non è molto italiano, piuttosto un britannico", dice Alessandro Leipold, conterraneo e coetaneo di Draghi. Ha stretto amicizia con Draghi a Washington negli anni ottanta, all'epoca in cui Draghi lavorava per la Banca Mondiale e Leipold per il Fondo Monetario Internazionale.  

Mentre Draghi rivestiva la carica di più alto funzionario al Ministero italiano delle finanze (1991-2001) e, successivamente, di presidente della Banca d'Italia (2006-2011), Leipold era a capo di una missione dell'FMI in Italia. Descrive Draghi come uno stratega combattuto, messo alla prova dalla caotica politica italiana. "I governi italiani cadevano uno dopo l'altro, ma lui è sopravvissuto a tutti", dice Leipold. "Delegava problematiche poco importanti e gestiva da solo le grandi questioni, mantenendo solo i contatti essenziali. In questo è un maestro".

Silenzioso, intelligente, stratega. L'olandese Lex Hoogduin ha qualcosa di ancor più tagliente da dire: "scaltro". Hoogduin ha spesso sostituito l'allora presidente della Banca Centrale dei Paesi Bassi Nout Wellink alle riunioni del consiglio direttivo della BCE, avendo modo di vedere Draghi al lavoro quando ancora partecipava in qualità rappresentante italiano del consiglio. "Risulta davvero difficile inquadrarlo, è un po' una sfinge", dice Hoogduin.  

Un solista con confidenti 


"Un solista", secondo testimoni che desiderano restare anonimi. I funzionari della BCE si sentono a volte lasciati nel limbo da Draghi e sorpresi dai suoi discorsi. Trichet era solito telefonare spesso in giro, abitudine, la sua, che dava la sensazione di far parte di un gruppo. Draghi fa invece affidamento su un gruppo di confidenti nella torre della BCE, tra i quali spicca l'economista capo Peter Praet, belga, e accetta consigli da economisti conosciuti nel suo periodo americano. Talvolta, l'italiano forza l'adozione di misure generando aspettative nei mercati finanziati prima dei suoi discorsi. Dopo di che, il consiglio direttivo può imboccare un'unica via: la sua. 

Il suo celebre discorso del luglio 2012, al culmine della crisi dell'euro, ne è un esempio calzante. A Londra, durante un incontro presso una società di investimenti, Draghi disse: "nei limiti del suo mandato, la BCE è pronta a fare tutto il necessario per far sopravvivere l'euro". E, dopo una breve pausa: "credetemi, sarà sufficiente". 



Lo stress sui mercati causato dai debiti pubblici dei paesi del sud dell'eurozona cessò di colpo, ma una parte del consiglio direttivo rimase sorpresa. Fu l'inizio di una decisione (mai realmente implementata) di fare acquisti mirati dei debiti pubblici dei paesi più fragili.  

Questa sua gestione suscita risentimento, ma anche ammirazione. In fondo, non è stata l'opera di Draghi a salvare l'euro? "Di questi tempi, forse c'è bisogno di un vero leader", dice un vecchio funzionario della BCE. Ed è forse per questo che gode del sostegno indispensabile e cruciale della cancelliera tedesca Angela Merkel. Ogni anno, lui le fa visita a Berlino. Forse un po' si somigliano, i due personaggi più potenti d'Europa. Sobri, riservati. E più astuti di tutti gli altri. 

[dalla colonna a destra, nell'articolo originale]


Camera Bassa

Il presidente della BCE visiterà mercoledì la Camera Bassa olandese, su iniziativa di Arnold Merkies (Partito Socialista), che ha invitato Draghi l'anno scorso.

L'incontro con le commissioni permanenti per le Finanze e per gli Affari Europei sarà pubblico, diversamente dal recente incontro di Draghi con il Bundestag tedesco. Questo per volontà sia della Camera Bassa che di Draghi.

I parlamentari olandesi sono sempre più critici nei confronti della BCE, che è formalmente indipendente dalla sfera politica. Per fare un esempio ricorrente, i fondi pensione olandesi soffrono a causa dei bassi tassi di interesse stabiliti dalla BCE. 

1 commento:

  1. Buongiorno. Cortesemente potrebbe spiegarmi perchè mi ha bloccato su twitter? Cordiali saluti.

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